~ personalMente ~ La tv del dolore e la disinformazione – di Mozzybilo

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04 marzo 2014 – by Mozzybilo

Esiste una pratica persistente, sgrammaticata e sprovvista di etica. L’assenza di onestà, a tutti i livelli e in tutti i campi, dilaga.

L’informazione è ormai totalmente confluita nell’intrattenimento, il nostro Paese ha iniziato presto a utilizzare la pancia e la pena dell’essere umano per disinformare.

Il gioco é sporco ma semplicissimo, vi racconto un evento che magari molti non conoscono per ragioni anagrafiche o semplicemente per scarsa curiosità.

L’incidente di Vermicino fu un caso di cronaca italiana dei primi anni ’80 che ebbe grande risalto: intorno alle 19 di mercoledì 10 giugno 1981 Alfredo Rampi detto Alfredino (nato a Roma l’11 aprile 1975) cadde in un pozzo artesiano in via Sant’Ireneo, in località Selvotta, una piccola frazione di campagna vicino a Frascati, situata lungo la via di Vermicino, che collega Roma sud a Frascati nord. Dopo quasi tre giorni di tentativi falliti di salvataggio, Alfredino morì dentro il pozzo, 60 metri al di sotto della superficie. La sua vicenda fu seguita in diretta dalle telecamere per le ultime 18 ore, e questa copertura giornalistica rese il fatto di vastissima notorietà presso l’opinione pubblica.” (wikipedia).

Tutto ebbe inizio cosi, almeno per quanto riguarda il nostro paese. Perché pongo l’accento su questa tragica vicenda? Rispondo compiutamente. Quelli erano anni turbolenti, in cui il sistema di governo in auge cominciava a subire colpi pesanti, erano gli anni in cui la Democrazia Cristiana venne colpita dalle Brigate Rosse e scoppio lo scandalo relativo alla loggia massonica della P2. Erano momenti di estrema crisi, un terremoto politico che minava profondamente le basi di un sistema politico che negli hanni ha dimostrato quanti punti neri conservava nel suo grembo. Ma il 10 giugno del 1981 accadde un evento che fece nascere un metodo di disinformazione e inquinamento della realtà, nasce la Tv del DOLORE, quella televisione che sfregiando l’umanità, distoglie e umilia l’opinione pubblica.

Non che la tragedia fosse raccontata male, o che la disinformazione si riferisca al fatto in essere, no! Tutto fu ripreso e raccontato con dovizia di particolari, furono 18 ore di diretta consecutive, mai fu fatto prima nel nostro paese. La Rai portò nelle case degl’Italiani un evento televisivo senza precedenti. La telecamera porterà per giorni, ogni momento dell’agonia di Alfredino, insieme ai suoi pianti, alla sua angoscia e al dolore dei genitori. I telegiornali Rai seguiranno tutto questo, portando al pubblico una informazione-spettacolo fatta di eroi, colpi di scena e sensazioni forti. Ci sarà anche l’allora presidente della Repubblica Pertini, che andrà sul posto a sperare insieme ai presenti.

Alfredino e la sua tremenda storia terrà inchiodati i milioni d’ Italiani , che miracolosamente scorderanno per giorni i problemi di un paese ed una classe politica allo sbando, corrotta collusa e assolutamente indegna.

Ecco che entra in gioco la disinformazione, il metodo è semplice, non è necessario dire il falso (come accade oggi, a testimoniare come il sistema sia di gran lunga più in difficoltà adesso rispetto agli anni 80) ma semplicemente dire altro, un bambino che agonizza, una donna stuprata, un bimbo ucciso dalla madre con annesso plastico della villetta ecc. ecc.

Son convinto che se faceste mente locale avreste miriadi di eventi da ricordare, e se voleste controllare il periodo politico attraversato nel medesimo periodo del caso spiattellato in tv, trovereste delle risposte sorprendenti. La tv del dolore nasce quindi con Vermicino, durante la normale edizione del tg Piero Badaloni riceve l’ordine di continuare con la diretta; durerà 18 lunghe ore. Oggi possiamo essere sicuri di come il metodo sia ormai dilagato in ogni ambito.

La tv del dolore diventa fiction, si moltiplicano i programmi in cui si alternano vari personaggi, esiste l’opinionista, il filosofo , il polemista, il criminologo, tutti funzionali allo scopo del programma, intrattenere. Il cittadino non ha più il diritto ad essere informato, ma deve essere intrattenuto, o magari “trattenuto”.

Il cittadino non deve sapere, non deve poter decidere, ma deve essere assalito da informazioni inutili, deve essere continuamente confuso, deve essere il mercato.

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