~ personalMente ~ “Boia chi molla” é fascista? Beata ignoranza. di Luigia Stefanucci

 

personalmente1“Boia chi molla” è il motto utilizzato dalla rivoluzionaria Eleonora Pimentel Fonseca durante le barricate della Repubblica Partenopea nel 1799 e di nuovo presente nelle Cinque giornate di Milano del 1848.

Domando: utilizzare un motto che incita alla lotta (e svaluta i traditori della medesima) è qualcosa di esecrabile? Ma il motto in questione – obietterete – è poi diventato slogan ricorrente del linguaggio fascista.

Domando: fosse anche un retaggio della cultura fascista, da donna di sinistra vi chiedo: esiste un solo fascismo – deplorevole, cattivo, colpevole – o come per il “comunismo” – tante declinazioni, fasi, letture dello stesso fenomeno?

Domando ancora: non vale forse per un militante comunista quello che vale per uno di segno opposto? Non è forse empiricamente vero che esiste la verginità di un’idea/ideale che la Storia ha tradito/contaminato? La buonafede in una visione del mondo che nella mente e nel cuore di chi la pensa/vive è ben altra cosa rispetto al “dopo”, agli eventi e ai mutamenti?Perché, quindi, usare sempre – e sempre più strumentalmente – due pesi e due misure?

Ma, ancora di più, vi chiedo: quale aberrante disonestà intellettuale CI porta a derivarci dal particolare l’universale? Dall’esternazione di un singolo l’anima fascista di un intero movimento che di fatto FASCISTA NON E’ (e mai lo sarà)? Se domani qualcuno mi citasse uno slogan usato nella rivoluzione d’Ottobre farei bene ad accusarlo di stalinismo? Ideologizzando lo scontro, non stiamo forse facendo il gioco di chi da sempre, ci vuole nemici?

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3 thoughts on “~ personalMente ~ “Boia chi molla” é fascista? Beata ignoranza. di Luigia Stefanucci

  1. @stefano cicali
    Le consiglio di leggersi lo statuto della Banca d’Italia e la sentenza della Corte sul quesito se la BdI sia privata oppure pubblica.
    Sinteticamente:
    1) la BdI è un Istituto di Diritto Pubblico, quindi approfondisca sul significato.
    2) la riforma del 1936, fu fatta con l’associazionismo delle banche che originariamente erano private, vennero trasformate in pubbliche e con tale fine trovava senso una banca centrale nazione
    3) in nessuna parte del mondo si ricapitalizza senza che sia gli stessi soci a farlo.
    4) ha omesso completamente la parte che riguarda i dividendi che sono aumentati ed saranno calcolati sul nuovo capitale stabilito, con ulteriore onere e risorse sottratte alla BdI che, sempre per statuto, al netto dei dividendi e delle spese, la restante parte era devoluta alla stato, a fronte di una tassazione una tantum a seguito della plusvalenza assimilata, derivante dalla ricapitalizzazione.

  2. Francesco Giachini Su Banca D’italia il M5S o non sa cosa parla o sta consapevolmente ingannando gli elettori:

    1) La rivalutazione delle quote della Banca d’Italia possedute dalle banche fin dalla sua fondazione, un obbligo per qualunque impresa quotata e non quotata. Provate voi, se siete amministratori di una SPA o di una SRL, a non aggiornare i cespiti patrimoniali a bilancio, e poi aspettate una visita della GDF che poi se ride… se non lo fate sarete considerati evasori fiscali! Questa operazione restituisce alle quote possedute dalle banche, il loro reale valore, fermo al 1936 e sul quale vengono pagate le imposte, aumentandone le attivit patrimoniali: frutter in corso d’anno 1-1,5 miliardi di euro alle casse dello Stato, sotto forma di imposte. (sar un caso che Banca Italia abbia aderito a tutti i condoni fiscali??)

    2) Viene autorizzato l’aumento di capitale della banca d’Italia, mediante utilizzo delle riserve statuarie (cio quei soldi che a bilancio vengono accantonati, invece che andare ad incrementare il valore delle azioni, ma sono solo soldi scritti su un foglio di carta) per un importo di 7,5 mld di euro

    3) ciascun partecipante non pu possedere una quota di capitale superiore al 3% (nel provvedimento uscito da palazzo Chigi la quota era fissata al 5%). Chi parla di privatizzazione, non sa quello che dice. Banca Italia privata nel suo patrimonio (ma non nel suo controllo) fin dalla fondazione. Attualmente Banca Intesa da sola (per effetto degli accorpamenti) possiede il 30% del capitale di Banca Italia e Unicredit da sola, il 22%. Per diminuire la partecipazione, si previsto la possibilit di cedere parte di queste azioni, ma dubito che ci siano asset disposti ad acquistare quote che non hanno mai diviso utili, che hanno avuto i valori nominali fermi al 1936! Se io avessi azioni Banca Italia, mi affretterei a vendere.. o anche a svendere pur di scappare!

    4) Le categorie di investitori che possono acquistare le quote sono: banche e imprese di assicurazione che hanno sede all’interno dell’Ue, fondazioni bancarie, enti ed istituti di previdenza e assicurazione con sede in Italia e fondi pensione.

    5) Una privatizzazione selvaggia, secondo i deputati del Movimento 5 stelle, che deve essere assolutamente scongiurata. Ma privatizzare significa che attualmente Banca Italia di propriet pubblica. Cosa che proprio non !

    6) il Consiglio superiore della Banca d’Italia <>. L’italianit salvaguardata dall’obbligo di mantenere per i soci la sede legale in Italia. Perdendola bisogner necessariamente vendere la propria quota di partecipazione.

    ecco di cosa e’ convinto questo e con lui altri

  3. Che poi tutti ad affannarsi su parole, frasi, gesti …dei contenuti evitano di parlarne perchè la porcata di bankitalia è ingiustificabile.

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