Rimane il #Porcellum, immagine a somiglianza del Governo che ci rappresenta

porcellino30 maggio 2013 – by Cirdan – La Cassazione il 17 maggio scorso dichiarò incostituzionale la Legge Calderoli. La Suprema Corte chiamò in causa la Consulta sulla legittimità costituzionale del “Porcellum” istituito nel 2005 accogliendo il ricorso di 27 ricorrenti che avevano sollevato dubbi sulla sua costituzionalità.

Le critiche riguardarono in particolar modo il premio di maggioranza al Senato, che posero la questione di illegittimità costituzionale per la mancanza di una soglia minima di seggi e per un meccanismo irrazionale che di fatto contraddice lo scopo che vuole perseguire, ovvero assicurare la governabilità.

Piazza Cavour definì “rilevanti e non manifestamente infondate le questioni di costituzionalità sollevate in giudizio, tutte incidenti sulle modalità di esercizio della sovranità popolare”, queste garantite dalla Costituzione attraverso l’articolo 1, 2 e 67.

La Corte Suprema ha anche sottolineato che “il bonus diverso per ogni regione, porta a una sommatoria casuale dei premi regionali che finiscono per elidersi tra loro e possono addirittura rovesciare il risultato ottenuto dalle liste e coalizioni su base nazionale”, e ancora “con tale legge, è in gioco la libertà del voto quando all’elettore viene sottratta la facoltà di poter scegliere l’eletto. Vi è quindi da chiedersi se possa ritenersi realmente libero il voto quando all’elettore è sottratta la facoltà di scegliere l’eletto e se possa ritenersi personale un voto che è invece spersonalizzato”. E sempre sulla tematica del premio di maggioranza, la Cassazione evidenziò che il “meccanismo premiale che, da un lato, incentivando il raggiungimento di accordi tra le liste al fine di accedere al premio, contraddice l’esigenza di assicurare la governabilità, stante la possibilità che, anche immediatamente dopo le elezioni, la coalizione beneficiaria del premio si sciolga o i partiti che ne facevano parte ne escano. Dall’altro esso provoca una alterazione degli equilibri istituzionali, tenuto conto che la maggioranza beneficiaria del premio è in grado di eleggere gli organi di garanzia che, tra l’altro, restano in carica per un tempo più lungo della legislatura. Da qui la sua manifesta irragionevolezza in base all’art. 3 della Costituzione nonché la lesione dei principi di uguaglianza del voto e di rappresentanza democratica.

La strada che intraprese il ricorso dell’Avvocato Aldo Bozzi (ex art. 700 c.p.c. contro il Porcellum) è giunta finalmente a fine corsa, dopo che il Tar e il Consiglio di Stato rigettarono il ricorso per difetto di giurisdizione, e dopo che alla vigilia delle elezioni del 2008 un nuovo ricorso d’urgenza al tribunale civile di Milano aveva subito la stessa sorte, bocciato per inammissibilità e quindi rigettato.

Ora che la Cassazione ha definitivamente accolto l’incostituzionalità della legge, lo stesso Bozzi ha commentato con soddisfazione la decisione: “Spero che questa vicenda apra gli occhi al popolo italiano su una legge fatta da una certa parte elettorale. Questa legge è tutta un imbroglio”.
La decisione della Corte di Cassazione di rinviare il “Porcellum” alla Consulta sulla scorta di una possibile violazione della Carta su due punti qualificanti della legge elettorale, il premio di maggioranza e le preferenze, indussero il governo ad accelerare sull’idea di creare una sorta di legge elettorale “transitoria” (chiesta da Letta durante il soggiorno in convento) attraverso modifiche condivise tra Pd e Pdl proprio sui due punti evidenziati dalla Corte, evitando di fatto il rischio che un’eventuale ed improvvisa crisi di governo porti nuovamente alle elezioni con, a detta della Cassazione, l’incostituzionalità della legge Calderoli.
Ieri sarebbe dovuto essere il giorno della svolta, grazie alla Mozione presentata dal deputato del Pd, Roberto Giachetti, che proponeva il ritorno al “Mattarellum”. Lo stesso Giachetti, dopo essere addirittura ricorso, nei mesi scorsi, allo sciopero della fame per chiedere una nuova legge elettorale che accantonasse definitivamente il “Porcellum”, attraverso le pagine de La Stampa, fece comprendere di essere seriamente intenzionato a proseguire in un percorso ben delineato, spiegando: “Non vedo perché il governo debba andare a cercarsi guai, perché è molto probabile che per il maquillage al “Porcellum” sarebbe schierata solo una piccola parte dei parlamentari. Mentre sul ritorno al “Mattarellum”, oltre ad un milione e duecentomila persone che hanno sottoscritto il referendum, particolare non irrilevante, sono sicuro si otterrebbe una maggioranza assoluta. Basta prendere le dichiarazioni ufficiali: 5Stelle, Lega, Sel e la gran parte del Pd sono su questa linea. La mia proposta per una seduta straordinaria della Camera sul ritorno al “Mattarellum” ha raccolto 80 firme e tra queste anche quelle di alcuni deputati di Scelta Civica. Quindi il fronte si allarga ogni giorno”.
Come è andata a finire? Mozione bocciata, con 139 voti a favore (M5S e SEL) e 415 contrari. Tra le bocciature spiccano quelle del presidente del consiglio Enrico Letta, che a Montecitorio aveva anticipato che avrebbe invitato al ritiro della proposta: “In caso contrario darò parere contrario a quelle mozioni che entrano troppo nel merito del percorso istituzionale”.
Sempre dall’area democratica si sono espressi Anna Finocchiaro, presidente della commissione Affari costituzionali a Palazzo Madama: “La mozione Giachetti trovo che sia stata presentata in maniera intempestiva. Deve essere chiara una cosa: non possiamo non trovare una soluzione che ci trovi tutti d’accordo e non possiamo mettere a rischio il percorso delle riforme con atti di prepotenza”, e Roberto Speranza, capogruppo alla Camera: “Il voto unitario del Pd, un gruppo che discute, ragiona e poi sa rispettare le scelte”.
Anche dal Popolo delle Libertà non sono mancati i commenti, come quelli di Renato Brunetta, capogruppo alla Camera: “La mozione Giachetti è una mozione contro Letta. Siamo molto amareggiati. Noi volevamo che venisse ritirata. Il PD ci sta provando. Noi siamo leali a Letta, al governo e alla maggioranza, ma con un PD di lotta e di governo non si può andare avanti. E’ una dicotomia che mette in difficoltà il governo e lo sottopone ad un continuo stress. E’ il momento invece adesso di pensare ai problemi concreti”, e di Maurizio Gasparri, vicepresidente al Senato: “Ogni iniziativa che crea confusione mette a rischio il governo. E’ tempo di riforme, si deve ripartire dal presidenzialismo: mettere prima la legge elettorale è un errore”.
Dal MoVimento 5 Stelle sono giunte copiose le critiche. Il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, ha così commentato l’esito della bocciatura: “Abbiamo appena votato compatti in aula la mozione di Roberto Giachetti per abolire l’attuale legge elettorale (a dimostrazione che quando le proposte sono buone le votiamo sempre). Com’è finita? Che il Pd ha votato contro se stesso. Oltre ai voti di M5S e SEL, c’è il voto di Giachetti e basta. E’ scandaloso che Pd e Pdl abbiamo salvato il “Porcellum” ancora una volta”. Anche Alessandro Di Battista, deputato, attraverso il proprio profilo di Facebook ha dichiarato: “Ma il Pd è ancora un Partito o è il Circo? Prima firmano per l’abolizione del “Porcellum” (mozione Giachetti, del Pd) poi, “magicamente” non la votano più in aula. Noi del 5 stelle, il popolo del “no” come amano definirci alcuni male informati, abbiamo votato compatti, la mozione Giachetti. Perché il popolo italiano preferisce il “Mattarellum” al “Porcellum” e noi (e a questo punto soltanto noi) rispettiamo il volere dei cittadini. Speriamo che i media stavolta lo comunichino. Oltre a questo voto abbiamo presentato una nostra eccellente risoluzione che elimina le incostituzionalità dell’attuale legge elettorale. Il Pd vuole il “Porcellum” evidentemente e il suo elettorato ne tragga le giuste conseguenze”.
I media naturalmente non ne hanno parlato, perché il popolino non deve sapere, con l’aggravante che la Cassazione ha dichiarato questa legge incostituzionale. Ma per il bene del paese tutti se ne sbattono, alla faccia della Costituzione e dei principi di uguaglianza del voto e di rappresentanza democratica.

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