~ personalMente ~ Generazione vince, generazioni non perdono – di Modesto Bilotta

personalmente130 maggio 2013 di Modesto Bilotta

Molte volte il diritto alla critica e al dissenso può essere nascondiglio di terribili verità, terribili per chi vuole negarle a se stesso, intendiamoci, non certo per chi le percepisce.

Ultimamente, in molti, si evidenzia una sorta di intransigenza nei confronti dei giovani e della novità in quanto, forse, espressione della gioventù che sta passando inesorabile. I saggi sono in pochi, rimangono molti invece i vecchi tromboni, che hanno sempre una visione più acuta, colta e perfino immaginifica di quel che sarà, forse perché ormai devastati da ciò che è stato. Ma molti di questi dimenticano che ciò che è stato lo è stato per colpa, o merito, soprattutto loro. Sono la generazione “delle piazze e delle strade gremite di gente appassionata sicure di dare un senso alla propria vita, ma ormai son tutte cose del secolo scorso” questa generazione ha perso ..

C’è un accanimento ideologico contro chi ha ucciso l’ideologia capendo che ormai è il momento di virare, di alzarsi e correre, pazienza se ancora non si è imparato a camminare, ora c’è la necessita di correre, di oltrepassare i limiti imposti dalla storia, dai dogmi, dai sempre più superflui ”è sempre stato cosi”. Certo siamo recettivi verso chi dimostra una certa voglia di capire e proporre, ma ormai abbiamo imparato a scoprire subito chi vuole circuire e subdolamente cercare di minare le poche certezze che faticosamente nuovamente riusciamo a respirare.

La mia generazione sta vedendo migliaia di ragazzi pronti a tutto, ragazzi che stanno cercando di cambiare il mondo, facendolo magari con un po’ di presunzione, e potremo raccontarlo ai figli senza alcun rimorso perché la mia generazione ancora non ha perso.

Ci piacerebbe che quella generazione che ormai ci osserva con tristezza, riesca a gioire del nostro tentativo e non s’impegni solo nello sperare di non essere superati, perché è proprio nel superamento che dobbiamo appassionarci, aiutare chi si muove oggi ad andare oltre il limite di ieri, e invece no! sembriamo quasi tutti in balia delle terre di Mazzarò, e molti sembrano cimentarsi nello sterminio delle anatre e dei tacchini al grido di “ROBA mia venite con me.”

Oggi meglio che ieri, oggi a differenza di ieri, vogliamo coerenza più che responsabilità, coraggio più che ragionamento, pazzia più che opportunismo, non vogliamo più avere l’amico alla posta che ci fa fare prima una raccomandata, o il gancio in ospedale per avere prima una radiografia o una visita speciale, non vogliamo più continuare a seguire le vostre regole, perchè, sia chiaro, queste sono le VOSTRE regole; capisco pure che le avete imparate e assorbite in buona fede e in buona fede le avete a noi inculcate, ma ci siamo destati, ci siamo stancati e abbiamo capito che queste regole favoriscono oggi uno a discapito dell’altro che ha la colpa di non essere inserito nel circuito parziale di riferimento.

Oggi dovreste guardarci con gratitudine e protezione, se non altro perchè siamo noi a pagarvi la pensione, dovreste essere dimessi e sereni visto che non siamo certo noi quelli che potranno pre-pensionarsi a 50 anni, in poche parole avremmo enormi motivi per essere noi quelli che guardandovi dovremmo provare come minimo risentimento, nei confronti di una generazione che al grido di “io ho fatto il ‘68” è poi stata a testimoniare anni di scempi preferendo alla protesta e alla difesa dei principi lo stipendio fisso compreso di ferie e malattie.

Quindi visto che siamo in vena di chiarimenti chiaritevi le idee, fatevi una bella analisi di coscienza e se proprio non riuscite a farvene una ragione vorrà dire che non solo siete la generazione che ha fallito, ma anche quella che nel fallire ci ha preso gusto.

A voi molte volte sembra tutto semplice, vi immaginate una lavagna sulla quale segnare da un lato i buoni e dall’altro i cattivi, avete bisogno dei cattivi!

Per 20 lunghi anni ve ne siete costruito uno, in casa, con le tv, i giornali e tante belle porcherie da difendere e coprire in funzione di un nemico sul quale giocare le vostre velleità politico-conomiche.

Avete insegnato alla gente a misurare il proprio star male in funzione di chi sta ancora più male iniettando il principio del meno peggio, non dell’eccellenza, ma della cosa che è un pò meno schifosa dell’altra, una gabbia mentale che ci ha fatto vivere in celle strette, con il desiderio di agognarne una solo un po’ meno peggio.

Oggi vi sdegnate se una nuova orda si alza e vi mette da parte, vi dice che compromesso-accordo-concordato non sono concetti che interessano più, vi fa sentire tutto d’un colpo sorpassati, e vi mette di fronte alla dura realtà del fallimento.

E allora in un ultimo strenuo tentativo, provate a contrastarci con le citazioni, con reminescenze scolastiche che pensate vi attribuiscano una forza intellettuale ancora più importante, ma che fondamentalmente vi disegnano la cifra delle vostre idee, una cifra scritta sui libri e sui codici, una cifra vecchia, inferma, ormai fuori dai tempi e dalle possibilità. Per fortuna tra di voi c’è chi ha una coscienza civile e una voglia di riscossa che lo mette al passo con i tempi e le idee, per fortuna non siete tutti uguali, cosi a questi pochi ma buoni, chiedo di aiutarci con critiche felici, serene, disinteressate, volte al miglioramento e non al criticare, critiche consapevoli del nostro modo di pensare, critiche che non ci chiedano ciò che rifiutiamo in partenza, ma che ci aiutino a migliorare ciò in cui crediamo fermamente, una democrazia diversa.

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