#Iva, #Imu e #Tares, un finale d’anno da paura

Immagine20 maggio 2013 – by Cirdan – Alle parole, ancora una volta, non sono seguiti i fatti. L’Iva, l’imposta sui consumi, ci sarà, perché ci dicono che “la gestione della riforma dell’aliquota impedisce al governo di lavorare su qualche riforma strutturale che permetta di trovare la copertura richiesta per evitarlo: 2 miliardi per il 2013, 4 miliardi per il 2014”.
Da Palazzo Chigi giungono le conferme: “Il presidente si atterrà al discorso d’insediamento, in cui non si parlava dell’Imu sui capannoni industriali e l’impegno sull’Iva era soltanto al condizionale”.
Che in parole più povere significa ennesima mazzata alle imprese, che non solo si troveranno a dover pagare l’Imu ma dovranno fare i conti con le conseguenze del punto percentuale aggiuntivo dell’aliquota. La stima attuale parla di altre 26mila imprese che rischiano di chiudere entro fine anno; studio Confcommercio.
Il rincaro dell’imposta toccherà oltre il 70% dei prodotti di consumo, tra i quali il costo del carburante. Questo sarà il termometro che segnerà l’ennesima bufala che ci stanno raccontando sui beni di prima necessità, quelli che, dicono, non saranno toccati dall’aumento.
Attraverso i costi aggiuntivi a partire da quello fondamentale dei carburanti, incidendo sui costi di trasporto, verranno ritoccati i prezzi di tutti i beni trasportati su gomma, in particolar modo i beni di largo consumo, nonché le tariffe praticate da artigiani e professionisti, oltre agli arrotondamenti che si verificheranno come sempre a sfavore delle famiglie.
Il salasso è da capogiro. Federconsumatori ha calcolato in quasi 800 euro la batosta che subiranno le famiglie italiane da qui alla fine dell’anno. La somma non lascia spazio ad eventuali discussioni: 50 euro per la Tares, 220 euro per l’Iva, 480 euro medi per l’Imu.
Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti rispettivamente di Federconsumatori e di Adusbef, denunciano senza mezze parole il lavoro fatto fino a qui dal governo: “Continuare a insistere, come avviene in questi giorni, che ci sarà un nuovo aumento dell’Iva dal 21 al 22% è francamente da irresponsabili. Non si è ancora capito che il potere di acquisto delle famiglie, ormai ridotto ai minimi storici, sta determinando un mercato in continua contrazione e recessione, con gravi ripercussioni sia sul benessere delle famiglie stesse che sulle imprese. Anche alla luce di altri aumenti quali prezzi e tariffe, vi sarà un’ulteriore riduzione del potere di acquisto, soprattutto a danno dei redditi fissi (lavoratori e pensionati). In uno scenario simile, aumentare l’Iva avrebbe una ricaduta impressionante e deleteria su un mercato già asfittico, facendo impennare ulteriormente prezzi e tariffe”.

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