INCHIESTA. l’Inciucio 2013, il Governo Letta-Alfano e tutti gli uomini dei presidenti: un giallo tutto italiano.

letta alfano inciucio8 Maggio 2013

Redazione – Quella che vi racconteremo in questo articolo potrebbe essere una storia degna di un giallo di qualitá, uno di quelli capace di tenervi inchiodati alla poltrona fino all’ultima pagina; potrebbe essere una di quelle storie con molti indizi, tanti falsi alibi e qualche veritá. Ma é anche una storia particolare, dove non c’é nemmeno un assassino o forse, ironia della sorte, ce ne sono fin troppi.

Non ci sono alibi da verificare, non delinque nessuno dei protagonisti, peró, in compenso é una storia dove i molti indizi che abbiamo raccolto fanno venire strani pensieri. É una storia, quella che andiamo a raccontarvi, fatta soprattutto di guardie e ladri che lavorano per lo stesso capo, ma anche di molte date e di troppe coincidenze che per comprenderla avremo bisogno anche di molta immaginazione.

Due fatti sono oggettivi, peró: il primo é che in questa nostra storia non viene commesso nessun delitto particolare, anche se moventi e indiziati a non aver commesso quel non-crimine ce ne sono a iosa; il secondo é che non ci sará nessun colpo di scena finale, ma ci saranno molte domande alle quali, speriamo, qualcuno sarà in grado di dare una risposta.

Tutto inizia per caso, come nelle migliori storie che si rispettino, e la co-protagonista, la nostra gola profonda, é la rete.

Ad oggi il governo in carica é presieduto da Enrico Letta, prigioniero di se stesso, ma soprattutto di alcuni signori che minacciano di far saltare il tavolo ogni tre per due. Ma chi sono questi signori? Andiamo con ordine; ricordate le primarie del PDL, volute fortemente dal movimento Italia Popolare, uno spin-off anti berlusconiano del Partito delle Libertá, composto da personaggi come Lupi, Quagliariello, Lorenzin e compagnia bella, fondato subito dopo le dimissioni del Cavaliere?

Oppure sapete qualcosa di VeDró, il “think tank” di casa Letta (Enrico, ovviamente), ovvero la lobby preparatoria dell’inciucio, che vede tra i propri iscritti e\o fondatori personaggi come Angelino Alfano e Nunzia De Girolamo?

Oppure sapete che queste due entitá politiche, almeno sulla carta apparentemente avversarie, coinfluiranno nell’attuale governo in caricaNon ricordate o non avete saputo nulla di tutto ció? Se cosí fosse allora vorrebbe dire che la censura di regime, il taglia e cuci informativo, ha fatto bene il suo lavoro.

É il 27 Aprile del 2013, Enrico Letta presenta al Quirinale la sua squadra di governo. É il governo delle “larghe intese”, cosí lo definiscono i media, oppure dell’”inciucio”, come viene ribattezzato dall’opinione pubblica. Ci sono volti nuovi, alcuni interessanti, come quello di Cecile Kyenge, Ministro per l’Integrazione, primo ministro della storia della Repubblica di origine africana, o quello di Josefa Idem, ministro per le pari opportunità, dello sport e delle politiche giovanili,campionessa olimpionica di canoa.

Ma ci sono anche tanti altri nomi, alcuni forse sconosciuti al grande pubblico, che ci tornano alla mente in un tragico e imbarazzante deja-vú, e a legarli tra di loro c’é uno spesso filo blu che collega a doppio, anche triplo intreccio, questi inquietanti nomi.

Il peccato originale

Questo filo blu inizia ad intrecciarsi giá molti anni fa, quando Tangentopoli azzeró quella che, per comoditá mediatica, venne chiamata la Prima Repubblica. Fu una rivoluzione popolare? Un democratico cambio della rotta? Il disfacimento della vecchia politica? La Prima Repubblica, con i suoi ladri, con tangenti in busta chiusa e conto svizzero aperto, con gli strani suicidi di Gardini, Cagliari e Castellari sembrava davvero terminata.  E invece mai giudizio storico fu piú sbagliato. Ci fu uno scossone, é vero, ma cambiarono soltanto gli attori, perché il copione restó uguale e diventó ancor piú macabro e complesso.

Se la Prima Repubblica aveva un centralismo statale imposto dalla guerra fredda, dopo la caduta del Muro di Berlino gli affari si globalizzarono, con la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale che intrapresero quello che potremmo definire un “golpe morbido”, in nome del liberismo economico e del “mercato perfetto”, dottrina economica che tende a relegare le politiche centrali di uno Stato in secondo piano rispetto alla politica economica globale.

Venne creata l’Europa dell’Unione Monetaria, e con esse furono abbandonate le monete nazionali e di conseguenza gli Stati membri rinunciarono alla propria sovranitá monetaria. Era l’alba dell’Europa del libero scambio, di Maastricht e di Schengen, e in pratica venne a crearsi una sorta di Stato Maggiore degli stati, che decise e legiferó al posto dei parlamenti nazionali, che impose le direttive economico-sociali e che praticamente azzeró le sovranitá nazionali. Romano Prodi ed Enrico Letta, tra i tanti, saranno due figure di spicco di questa questa bestia chiamata “Unione Europea”.

Siamo alla fine degli anni novanta e Prodi é il sicario perfetto; insinua la paura negli italiani e di conseguenza incassa il belato approvatore del popolo che fa da eco all’ululato del lupo. Siamo ormai in ballo, e balleremo, e lo faremo marciando verso una crisi annunciata da anni da chi aveva compreso, da chi aveva visto lungo e, soprattutto, da chi inutilmente aveva tentato di avvertire dell’iceberg contro il quale stavamo per schiantarci: il movimento no-global, cosí tanto demonizzato e infangato da tutti i mass media mondiali.

Inizia lo strapotere finanziario.

Siamo a agli inizi degli anni duemila: le vecchie tangenti non ci sono piú, o meglio, ci sono ancora, ma non sono piú quel “necessario” strumento che é stato il motore dell’economia italiana pre-Tangentopoli, e diventano un modo come un altro di mettersi in tasca qualche spiccio e nulla piú. I soldi, la ciccia, il grosso dei guadagni illeciti ormai passa attraverso banche, grandi finanziarie, broker e la svalutazione dell’Euro. I guadagni a nove zeri delle gigantesche banche d’affari mondiali, Morgan Stanley, Lehman Brothers (che fallirá, caso unico in questa storia, nel settembre del 2008) e J.P. Morgan.

Ma ce ne sará una su tutte, di banca d’affari, che non solo non fallirá, bensí diventerá ancora piú potente e influente: si tratta della Goldman Sachs. Gli uomini che frequentano le riunioni annuali della Goldman conquisteranno un potere pressocché illimitato, tanto che negli Stati Uniti diventeranno Segretari di Stato, del Tesoro, Capi di Gabinetto e Governatori delle Banche Centrali di mezzo mondo (ad es. l’italiano Mario Draghi, attualmente a capo della BCE, la Banca Centrale Europea) e, soprattutto, saranno cosí potenti da essere posti alla guida di vari governi.

Parliamo di Bill Clinton (USA), Tony Blair (UK), Lucas Papademos (Grecia), oppure, nel caso dell’Italia, avremo Romano Prodi, Mario Monti ed Enrico Letta a capo di vari governi, ovvero il potere economico che ha comandato in Italia degli ultimi venti anni.

Per i restanti anni verrá piazzato lí un signore che si chiama Silvio Berlusconi, e oggi il Cavaliere pare essere tornato la potenza che è sempre stata. L’attuale governo sarebbe lì a testimoniarlo: tutte le cariche più importanti sono appannaggio del PDL (Interni, Giustizia, Mef, Salute e Affari Costituzionali). Si sta trattando, in queste ore, anche per la Costituente, ma se dovesse andare la presidenza ad un politico “impresentabile” come Berlusconi sará un rospo difficile da digerire per l’opinione pubblica. In parole spicciole: a quanto pare oggi Berlusconi é tornato ad avere il dominio del Paese.

É innegabile che dopo le sue dimissioni, del Novembre 2011, Berlusconi fu messo da parte. La credibilitá personale legata alla sua vita privata e le questioni internazionali furono la sua spada di Damocle. Prima della caduta del IV Governo targato PDL, Berlusconi portò a Roma Gheddafi, stringendo accordi sull’approvvigionamento energetico, con il benestare di Bush e Putin. Quello fu un nodo cruciale sugli avvenimenti di quell’anno. Quell’asse spostava i fattori in campo.

La caduta di Silvio Berlusconi

Proprio a causa di questi accordi ci fu “disturbo mediatico” contro l’Italia, in un momento durante il quale il nostro Paese rischiava di diventare leader sul fronte controllo-energia. Gli eventi internazioneli accellerarono la storia conosciuta: nel Marzo 2011 lo tsunami in Giappone, con il disastro di Fukushima, diede il “lá” alla caduta del Cavaliere.

Fukushima, per Francia, Germania e USA, significava la fine del nucleare per almeno 10/15 anni. E indovinate chi sono i più grandi produttori di nucleare in Europa? Esatto, proprio loro. Qui entra in gioco la risoluzione ONU n.1973 (2011) riguardante la Libia, approvata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ed in scadenza il 26 Febbraio 2011, poi richiamata in data 17 Marzo. Accadde l’irrreparabile: la Francia, con l’appoggio della NATO,  il 19 Marzo 2011 attaccò la Libia. Il 6 Aprile 2011 iniziarono i rincari “incontrollati” della benzina, e da allora, fino a qualche mese fa, la percentuale sulle accise aumentó praticamente di giorno in giorno.

Era ora che Berlusconi uscisse dalle scene, aveva esagerato, e il suo boia fu Mario Draghi che il 1 Novembre venne promosso alla presidenza della BCE. Il governatore Draghi, e la Goldman Sachs quindi, decisero che si era arrivati ad un punto di non ritorno. Intanto lo spread, valore che si alza o abbassa anche a seconda di ragioni politiche, raggiunse vette mai toccate prima.

Da lí partí l’abbattimento di Berlusconi, dopo che Gheddafi era stato “liquidato” appena qualche giorno prima, il 20 Ottobre 2011. L’Italia doveva essere di nuovo regimentata. Berlusconi non riuscí piú a dare quelle garanzie necessarie la finanza internazionale richiedeva  per il recupero di quei crediti che erano stati persi soprattutto dal governo Berlusconi IV e per far si che tutto ció fosse possibile venne quindi inviato Mario Monti, dopo che lo stesso Prodi era stato fatto fuori proprio da Berlusconi. Coincidenze?

Forse, ma proprio per questa ragione, probabilmente, le alte sfere della finanza decisero di non mandare l’Italia al voto. La sinistra bersaniana, contraria a questo strapotere finanziario, avrebbe vinto per distacco (Bersani nell’Agosto del 2011 aveva tuonato contro il pareggio di bilancio inserito in Costituzione, poi invece votato nel totale silenzio mediatico anche da lui in persona, dal PD e dal PDL).

I mesi passarono e tutto si ricompose: Berlusconi si purificó, continuando comunque a contrarre grandi affari con il gas russo di Putin e riportando la sua figura agli antichi fasti, e rivenne preso in considerazione come persona fidata per tenere sempre e comunque a distanza il grande male: l’anti liberismo economico.

VeDró e Italia Popolare

Entra ora in campo un altro protagonista della nostra storia: Enrico Letta. Il nipote del Gianni berlusconiano, che é descritto come un uomo schivo, apparentemente un perdente di successo (a sentire anche i racconti di amici di infanzia e di partito) e nulla piú, é invece un uomo politico potente e di successo.

Nel 2005 Letta fonda una lobby di cui é discreto padre-padrone, e la chiama VeDró.  É definita come “think tank” o “think net”, ovvero un organismo di uomini influenti “che focalizza la sua attenzione sul futuro dell’Italia, seguendo temi come economia, tecnologia, politica, cultura, lavoro, e comunicazione”.

VeDró viene fondata da Letta e Giulia Bongiorno (l’avvocato che difese Giulio Andreotti dalle accuse di mafia, ma che patrocinó anche nomi illustri come Fini, Vittorio Emanuele di Savoia, Piero Angela, Francesco Totti e gli alti dirigenti di Google), deputata piú volte eletta tra le file di Alleanza Nazionale, PDL e ora appartenente di FLI, il partito politico con a capo proprio Gianfranco Fini.

Non ci siamo certo dimenticati di Bilderberg, attualmente le lobby piú potente ed influente al mondo, capace di governare e di far governare la finanza sulla politica. E non ci siamo nemmeno dimenticati di  Aspen e Trilateral, Cliccando qui troverete la storia di Enrico Letta e i suoi rapporti con queste tre entitá. Nemmeno a dirlo, ma ovviamente tutto si integra alla perfezione con questa storia.

Lasciamo un attimo VeDró, ci torneremo, e passiamo a Italia Popolare, spin-off (ovvero un derivato) del PDL nato dopo la caduta del governo Berlusconi nel Novembre del 2011, che si prefiggeva di moralizzare la politica e superare il periodo arcoriano del Popolo della Libertá ex Forza Italia.

Italia Popolare, come scritto precedentemente, é formata dalla frangia anti-berluscones, uomini e donne del PDL che hanno sempre osteggiato la leadership del Cavaliere. Le male lingue sostengono che Italia Popolare non sia nient’altro che una prova tecnica di scissione del PDL in due partiti, e che punti decisa verso un centrismo montiano in vista di elezioni, piú o meno imminenti, del dopo “governo tecnico”.

Ed é proprio il Professore la punta di diamante di Italia Popolare, che piú volte viene chiamato in causa, il quale sembra apprezzare questa candidatura non ufficiale. Ma chi sono gli uomini di Italia Popolare?

Tenetevi forte, perché qui i protagonisti della nostra storia si palesano:  Italia Popolare fornisce tutti gli attuali Ministri della componente di centro-destra del Governo Letta.

Vice presidente del consiglio e Ministro degli interni: Alfano

Ministro affari costituzionali: Quagliarello

Ministro della Sanità: Lorenzin

Ministro delle Infrastrutture: Lupi.

Ministro della Difesa: Mauro

Commissione parlamentare per il Lavoro: Sacconi

Commissione parlamentare per l’Agricoltura: Formigoni

Commissione parlamentare per gli Esteri: Cicchitto

Se ció non bastasse, nei ministeri chiave arrivano elementi riconducibili a Mario Monti. Oltre a Mauro, giá PDL e Italia Popolare, arriveranno posti per  Saccomanni,  Ministro dell’economia e per Cancellieri, Ministro della Giustizia.

Il resto é opera di riempimento: Ministeri di facciata e di grande apporto mediatico, come giá scritto c’é Cecile Kyengeal Ministero dell’Integrazione, o Josefa Idem (anche lei iscritta a VeDróalle Pari Opportunità, quest’ultima appartenente a quella corrente dedita a focalizzare la sua attenzione sul futuro dell’Italia, seguendo temi come economia, tecnologia, politica, cultura, lavoro, e comunicazione.

E qui riprendiamo VeDrò, aggiungendo che anche Angelino Alfano ne fa parte, come ne fanno parte, tra gli altri, anche e soprattutto, Nunzia De Girolamo, Ministro delle Politiche Agricole, e Francesco Boccia, suo marito, Commissione Bilancio della Camera.

Altri personaggi chiave di VeDró sono Fedele Confalonieri, Corrado Passera, Paolo Scaroni (presidente dell’ENI), Fulvio Conti (ENEL) e Franco Bernabé (TELECOM). Il 26 settembre 2012, è nominato alto dirigente del settore Administration, Finance and Control di Telecom Italia il figlio di Cancellieri, Piergiorgio Peluso, che era stato Direttore Generale della società privata Fondiaria Sai, con incarico di gestire la contabilità dell’azienda.

La logica porta quindi ad alcune considerazioni e a molte domande:

  1. Come mai tutti gli uomini di Italia Popolare sono ai vertici dell’attuale governo Letta?

  2. Berlusconi é stato utilizzato solo ed esclusivamente come “megafono” acchiappa voti in una campagna elettorale che mostrava nei sondaggi un tracollo del PDL?

  3. Perché é saltata un’eventuale candidatura di Monti (che come poi si é visto, alle elezioni politiche 2013 é andato oltre ogni negativa previsione) per “Italia Popolare”?

  4. Perché Monti decise di “salire in politica” proprio dopo il rientro di Berlusconi e l’annullamento delle Primarie del PDL, e di conseguenza il fallimento del progetto di “Italia Popolare”?

  5. Italia Popolare”, con tutti i Ministri chiave, ha davvero fallito, oppure é la vera vincitrice delle elezioni,  con un semplice cambio di cavallo, tornando su quell’usato sicuro che era Silvio Berlusconi?

Queste sono domande e considerazioni legittime, alle quali speriamo qualcuno risponderá.

La nostra storia, come avevamo premesso, ha molti protagonisti, nessun assassino e soprattutto, almeno legalmente, non viene commesso nessun delitto. Appare peró chiara una condizione: al comando della nostra Italia, oggi come mai, ci sono poteri forti, cinici e comandati da entitá finanziarie che hanno il controllo totale dello Stato.

L’unico intoppo, che per loro al momento risulta una vera grana, e che forse in questa nostra storia potrebbe essere quel colpo di scena che nessuno si aspettava, é stato il risultato elettorale del Movimento Cinque Stelle alle politiche del 2013, questo urlo del popolo italiano che sta in qualche modo scombinando i piani prestabiliti degli uomini di Goldman Sachs.

Può il Sistema nel suo complesso essere così spaventato dal risultato elettorale di una forza anti-liberista, anti-europeista (o almeno non così europeista come gli altri), anti finanziaria, da volerne la distruzione totale attraverso qualsiasi mezzo lecito e non?

E può l’attacco costante dei mass media erodere il consenso elettorale nei confronti di chi vorrebbe maggiori tassazioni per le rendite finanziarie, l’eliminazione di monopoli di fatto (che abbiamo visto essere presenti in massa dentro VeDrò) e il diritto alla libertá d’informazione?

Nonostante non ci siano colpevoli, non ci siano alibi da dover verificare e ci siano solo indizi e nessuna prova, non possiamo non pensare che i “maggiordomi” messi lì a pulire le stanze dei bottoni in cui sono avvenuti certi “delitti” per più di 20 anni, dovranno ben nascondere il candelabro della banca, questo particolare“corpo del reato” maneggiato da cosí tanti personaggi. E non possiamo non pensare che questi “maggiordomi” di alto bordo siano stati scelti casualmente e senza una logica ben precisa.

Le domande ci sono, e non sappiamo nemmeno se siano queste quelle giuste o se dietro la tenda ci sia qualche personaggio che quel candelabro ancora lo ha in mano, pronto a colpire. Non sappiamo, inoltre, se questa sia solo la punta di quell’iceberg contro il quale ci siamo giá schiantati, ma una cosa é certa e lo gridiamo ad alta voce: in nome del popolo sovrano, noi ora vogliamo delle risposte.

{ThElMan}

[Ci8]

(Cirdan)

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