C’era una volta il fango. #Pinelli e #Calabresi, storia di un massacro mediatico.

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By {ThElMan}

Mario Calabresi é un giornalista ed é direttore de “La Stampa”, uno dei pochi quotidiani italiani sovvenzionati dai contributi per l’editoria ad essere piuttosto imparziale.

Mario Calabresi, giornalista, é il figlio di un poliziotto, Luigi, assassinato il 17 maggio del 1972 sotto la sua abitazione a Milano.

Mandanti ed esecutori dell’omicidio furono esponenti di Lotta Continua, Ovidio Bompressi, Leonardo Marino, Giorgio Pietrostefani e Adriano Sofri, condannati in via definitiva a 22 anni di reclusione.

Il Commissario Calabresi era un poliziotto “diverso”, uno con cui si poteva parlare e ci si poteva confrontare. Cristiano e di origini medio borghesi, era laureato in giurisprudenza, ma non volle mai praticare, convinto che la carriera forense non facesse per lui. Divenne vice responsabile della sezione “politica”  della Questura di Milano ed esperto dei gruppi extraparlamentari di sinistra, estrema sinistra e soprattutto anarchici.

Proprio in quest’ultimi militava Giuseppe Pinelli, ferroviere, partigiano durante la resistenza e animatore del Circolo Anarchici di Ponte della Ghisolfa. Il 12 dicembre del 1969, in relazione all’appena avvenuta strage di Piazza Fontana a Milano, Pinelli venne condotto,  insieme ad altri anarchici milanesi, in Questura per accertamenti. Venne trattenuto per 2 giorni oltre il limite massimo di fermo e la notte del 15 dicembre 1969 precipitó dalla finestra dell’ufficio di Calabresi.

La morte di Pinelli fu il casus belli per l’omicidio Calabresi.

Ammazzato o suicidato (il processo portó a un nulla di fatto), un elemento fu subito chiaro e cioé che Calabresi, in quei minuti drammatici, non si trovava nella stanza dove da precipitó Pinelli .

Pinelli e Calabresi erano amici quanto lo possano essere un poliziotto e un anarchico in quel periodo caldo della fine degli anni sessanta, ma tra di loro c’era un rapporto di stima reciproca. Racconta la storia che si fecero dono di due libri, “Mille milioni di uomini” e “L’Antologia di Spoon River”, atto questo simbolico nella comprensione del loro rapporto personale e umano.

I fatti sono questi, quindi, e cioé che Giuseppe Pinelli cadde dalla finestra dell’ufficio di Calabresi e che quest’ultimo non era nella stanza.

Nei mesi successivi Calabresi fu vittima di un killeraggio mediatico senza precedenti. Il giornale di estrema sinistra “Lotta Continua” accusó piú volte Calabresi di aver gettato lui stesso il Pinelli dalla finestra. Da “Lotta Continua” gli attacchi verso Calabresi furono incessanti e riuscirono a montare un clima di rabbia e odio mai visto prima verso il commissario , che alla fine denunció il direttore Pio Baldelli per “diffamazione continua ed aggravata” nei suoi confronti.

Nello stesso periodo vennero fabbricate, dai servizi segreti deviati, prove secondo le quali Calabresi era un agente CIA addestrato alla tortura, e questo fatto pesó non poco sul futuro andamento dei andamento dei fatti.

Anche intellettuali di sinistra come Dario Fo e Elio Petri accusarono Calabresi, tramite la loro opera artistica, di essere in qualche modo responsabile della morte di Pinelli.

Qualche mese dopo il processo, sulle pagine de “L’Espresso”  venne pubblicato un articolo di Camilla Cederna, noto come “Lettera aperta sul Caso Pinelli, manifesto contro il commissario Calabresi”, che si prefiggeva l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica e a modificare l’iter processuale del procedimento per diffamazione iniziato da Calabresi contro Pio Baldelli.

Questa lettera indicava Calabresi come colui che ” porta la responsabilità della sua fine (di Pinelli, ndr)” e venne sottoscritta da piú di 800 firmatari, tra i quali Nanni Loy, Giorgio Amendola, Franca Rame, Carlo Ripa di Meana, Umberto Eco, Giulio Einaudi, Federico Fellini, Dario Fo, Bernardo Bertolucci, Luciano Foà, Alberto Bevilacqua, PAolo Mieli, Norberto Bobbio, Toni Negri,Oliviero Toscani,  Giorgio Bocca, Margherita Hack, Pier Paolo Pasolini, Elio Petri, Luigi Comencini, Carlo e Primo Levi,  Folco Quilici etc etc.

Un anno dopo Luigi Calabresi venne ammazzato sotto casa sua da esponenti di Lotta Continua. Alcuni dei firmatari della lettera, come Carlo Ripa di Meana e Paolo Mieli, ritrattarono quella sottoscrizione, ritenendo che esistesse un nesso tra quell’appello che trasudava odio e fango vero Calabresi e il suo omicidio.

Pinelli era innocente, questo é agli atti; non aveva nulla a che vedere con la bomba di Piazza Fontana, ed era stato ammazzato, forse, da qualche attimo di follia, ma in suo nome fu fatta una giustizia sommaria, mediaticamente cavernicola.

In quei drammatici mesi fu gettato tanto fango, e fu un fango diverso, che si mescoló al sangue di due uomini.

E questi sono i fatti; tutto il resto, appunto, é fango e nulla piú.

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12 thoughts on “C’era una volta il fango. #Pinelli e #Calabresi, storia di un massacro mediatico.

  1. Ho sempre pensato che i soli ad avere interesse ad ammazzare il commissario Calabresi fossero i depistatori/mandanti della strage di piazza Fontana. E’ storicamente acclarato che Calabresi fu parte attiva (e non innocente) nel tentativo di criminalizzazione degli anarchici e in cui il “suicidio” di Pinelli fu un “incidente di percorso”. I mandanti della strage di piazza fontana erano e sono anche i mandanti del depistaggio. Ed è indubbio che Calabresi li conosceva… Chi allora poteva temere una sempre possibile crisi di coscienza di Calabresi. Chi poteva temere che Calabresi potesse fare i nomi di chi gli aveva detto di indirizzare e depistare le indagini. Ovviamente gli stessi che l’hanno fatto uccidere: i mandanti della strage di piazza Fontana.

  2. Il processo per l’omicidio di Giuseppe Pinelli non c’è stato e la sentenza istruttoria di Gerardo D’Ambrosio, grida vendetta !
    L’interrogatorio è terminato e nulla è emerso contro Pinelli, ma lo stato di tensione per lui non si allenta.
    Il commissario Calabresi si è allontanato senza dire una parola. Cosa deciderà di lui il dott. Allegra? Finirà a San Vittore con l’infamante marchio di complice di uno dei più efferati delitti della storia d’Italia o tornerà finalmente libero a casa? Pinelli accende la sigaretta che gli offre Mainardi (uno dgli agenti presenti n.d.r.).L’aria della stanza è greve, insopportabile. Apre il balcone, si avvicina alla ringhiera per respirare una boccata d’aria fresca, una improvvisa vertigine, un atto di difesa in direzione sbagliata, il corpo ruota sulla ringhiera e precipita nel vuoto. Tutti gli elementi raccolti depongono per questa ipotesi”.
    UN ATTO DI DIFESA IN DIREZIONE SBAGLIATA ! DA CHI E DA CHE COSA SI DIFENDEVA GIUSEPPE PINELLI ?
    NON HA AVUTO IL CORAGGIO DI RINVIARE TUTTI A GIUDIZIO AFFINCHE’ A QUESTA DOMANDA DI DESSE UNA RISPOSTA.
    MA ANCORA OGGI E’ QUESTA LA DOMANDA E QUESTA LA NOTITIZIA CRIMINIS ALLA QUALE PRIMA O DOPO QUALCUNO DOVRA’ DARE UNA RISPOSTA !

  3. Pingback: Un #sondaggio per #LaStampa: Pinelli è stato suicidato o no? | Tutto il Fango Minuto per Minuto

  4. ma chi scagiona chi? In quel periodo non si ricorda un processo che non fosse aggiustato… leggo e rileggo di processi fatti male o deviati, quale verità pùò emergere da un fango che ha coperto tutti e tutto?

  5. Conosco MOLTO bene quegli anni, perchè li ho vissuti di prima persona (sono del ’57)!.. Quindi non parlo per sentito dire. E ricordo molto bene il clima di quegli anni, quando un potere reagiva con le bombe sui treni al più grande movimento europeo di operai e studenti, che rifiutavano di farsi controllare dai partiti tradizionali (PCI e PSI). Quando esponenti del Ministero degli interni e dei servizi segreti auspicavano apertamente per l’Italia soluzioni golpiste stile Grecia dei colonelli, e la violenza della polizia sulle piazze, che culminava spesso in assassinii, era la norma. Questo per dare una pallida idea di ciò che avveniva in quegli anni:C’è una grave imprecisione nel pezzo, laddove si afferma che Calabresi fu “ucciso da Lotta Continua”. Questo è quanto un sedicente “pentito” ha dichiarato 35 anni dopo alla stampa. Non è mai stato in realtà provato chi avesse ucciso il commissario, mentre è provata la sua corresponsabilità nella morte del ferroviere sindacalista Pino Pinelli, cche aveva fatto sottoporre ad oltre nove ore di interrogatorio col proposito di fargli confessare la responsabilità nell’attentato alla banca di Piazza Fontana (qualche anno dopo emerse invece in tutta evidenza un torbido legame fra estremisti neo fascisti e servizi segreti, nella strage in questione: un caso fra i tanti) così come è provato che Pinelli non avrebbe potuto lanciarsi da solo dalla finestra della questura, dato che in quella stanza c’erano oltre a lui ben cinque funzionari di polizia fra cui Calabresi stesso. Per una panoramica su quello che erano quegli anni consiglio di visionare il reportage giornalistico “LA NOTTE DELLA REPUBBLICA” di Sergio Zavoli.

    • Gianfranco, mi sono rifatto ad atti processuali e, appunto, a Zavoli. Sintetizzare tutto in poche righe é stata un’impresa. Il fatto di Lotta Continua é consequenziale alla condanna di Sofri, capo indiscusso del movimento extra parlamentare. non ho vissuto quegli anni, ma ho lavorato di logica. Per quanto riguarda Calabresi, in effetti ho precisato che era cmq un interrogatorio che era durato due giorni oltre il fermo massimo consentito, ma sempre gli atti scagionarono Calabresi da ogni accusa.
      Peró, ripeto, il mio discorso é puramente didattico, essendo basato su una giurisprudenza e su una memoria storica, quindi porto il massimo rispetto per chi, come te, ha vissuto quegli anni e puó portare quell’aspetto umano che nei fatti non si puó trovare.
      {ThElMan}

    • Ripetiamo quanto scritto nell’altro commento: ci basiamo sugli atti processuali e sulla storia nota, calabresi e pinelli sono stati entrambi scagionati dalle accuse, quindi non intendiamo assolutamente lasciare che si apra una guerra di opinioni. Qui si sta parlando della macchina del fango e non dell’operato della giustizia italiana.

  6. ragazzi, un uomo viene ucciso in questura, quest’uomo viene gettato dalla finestra dell’ufficio di un funzionario…. considerando il fatto che questo funzionario (responsabile in primo luogo di ciò che accadde nel suo ufficio, sicurezza sul posto di lavoro, se lui non c’era, nessun altro non noto avrebbe dovuto esserci) non è stato, chi è stato, chi è stato coperto, chi è l’assassino che si aggira nei locali della questura…. che potrebbe anche essere a conoscenza dei veri responsabili della strage di piazza fontana, il commissario Calabresi se veramente innocente e giusto fosse, sarebbe un ingenuo incompetente, oppure una misera ed impotente pedina vittima di qualche grosso gioco. Risultato un morto ammazzato di cui non si conosce il responsabile……??? incredibile dato il luogo dove è avvenuto….
    Un altro morto ammazzato assolutamente in maniera incivile e sommaria per delle giustificazioni mai verificate…??? incredibile…. qui invece i responsabili hanno pagato il loro debito con la giustizia…. assente nei casi di cui sopra.

    • Marco, solo una precisazione. Questo articolo non tratta la questione politica o giudiziale, bensí soltanto la questione “macchina del fango”. Niente di piú. Chi si aggira, chi é irresponsabile o responsabile, chi ha coperto o meno, non riguarda la nostra volontá di racconto.
      Cosa intendi per “i responsabili hanno pagato il loro debito con la giustizia” ?

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